Archivio mensile:gennaio 2017

Ecco: una mAmMa.

img_6437Ho quattro figli: il mio lavoro, mio marito, mia nipote Gaia e Federico . Devo lavorare per mettere in ordine le cose e ribaltare le priorità .
Ho aspettative su Federico che lui sembra percepire e in qualche modo non voler accontentare : io spingo per andare veloce e lui mi ricorda che devo rilassarmi e andar più piano.
Vorrei imparare a rilassarmi. Vorrei capire quando ho costruito la corazza e se è ora il caso di farne crollare dei pezzi: forse ho bisogno di tornare a quando ero insicura, a quando scrivevo , a quando provavo emozioni forti anche se ingiustificate e spesso di breve durata. Devo imparare a trovare del tempo per me, a dar più importanza alla qualità della vita. Devo pensare a cosa mi piace fare: se me lo domandano quasi non lo so più. Devo conciliare cosa mi piacerebbe fare e la presenza di Federico : non tutto è possibile ma qualcosa si e io devo provare almeno il qualcosa .
Quando ieri sera sono tornata a casa e lui mi è corso incontro felice ho capito l’attimo di felicità che provoca il sorriso di tuo figlio. Devo imparare ad espandere l’attimo e non aver paura dei momenti che seguono quell’attimo.
I momenti dei pianti immotivati: quelli in cui mi irrigidisco e non so se restare calma o arrabbiarmi ed entrambe le cose sembrano non darmi il risultato sperato. Forse perché sono abituata che a tutto c’è una soluzione e invece il pianto di un bambino può non avere soluzione. Non immediata e non sempre giustificabile . Io sono abituata a risolvere i problemi: qualcosa di non gestibile è per me inconcepibile.
Devo lavorare sul non concepibile e aprire le porte all’imprevedibile. Non è facile: è come se io, che odio la fantascienza, dovessi credere di punto in bianco che i marziani esistono.
In effetti Federico è entrato nella mia vita come un piccolo marziano e studiare il suo linguaggio e il significato del segni è una immensa fatica. Però quando fa la bocca a culo per imitare una mucca li lo amo.
Gli altri segni purtroppo non li capisco ancora .

Scrivere è terapeutico. Ho abbandonato i miei diari tanti anni fa: forse è quello il momento nel quale ho messo la corazza.